Partire in moto per girare il mondo in solitaria: intervista a Carlo di Todaro.

Uno degli aforismi più celebri di Sant’Agostino cita: “Il mondo è un libro, e chi non viaggia legge solo una pagina.”
Viaggiare è
un’occasione meravigliosa per esplorare il mondo che ci circonda e per conoscere più a fondo tutte le sfumature e le particolarità dell’umanità.

Viaggiare significa sentirci liberi dalle catene che la civiltà e la società ci impongono.

Carlo di Todaro è un ragazzo di ventun anni appassionato di cucina, nato e cresciuto a Firenze, che un bel giorno ha deciso di mollare tutto, prendere la sua moto e partire per farsi in solitaria il giro del mondo.

Dario ha raccolto per Limonata Mag questa intervista esclusiva con Carlo, che ha trovato del tempo tra una tappa e l’altra del lungo viaggio che sta affrontando per parlarci della sua avventura. Buona lettura!

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D: Ciao Carlo, ci racconti qualcosa di te?
C: Mi chiamo Carlo Di Todaro, ho 21 anni e lo scorso 18 marzo sono partito per un viaggio “culinario” in giro per il mondo.

Ho deciso di viaggiare in sella alla mia moto, una Yamaha Ténéré 660z di quarta mano, che ho attrezzato e preparato in circa un anno e mezzo.

È un viaggio che rappresenta un sogno e una realizzazione di vita per me, ho sacrificato molto dentro ad esso fin da quando avevo 17 anni, e ad oggi, dopo 7 mesi di viaggio e circa 25000 km percorsi, non ho ancora trovato una cosa di cui mi sia pentito, partire è stata la scelta migliore che avrei mai potuto fare, ma non chiedetelo a mia madre!

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D: Quando hai deciso di partire e con quali mezzi ci sei riuscito?
C: Il viaggio lo preparavo già a 16 anni, sui banchi di scuola, disegnavo mappe e stilavo le liste dei prezzi da affrontare per comprare una moto, gli accessori e tutti i documenti necessari. Mi perdevo nella mia mente e nei miei sogni. Vedere l’Asia, dormire nel deserto, viaggiare in India, scalare l’Himalaya o risalire la costa atlantica americana.

Unico problema era avere 16 anni e ancora tanto tempo da attendere.
Fortuna mia che questo sogno non mi ha mai abbandonato, per quanto tutti provassero a distruggerlo.
Infattibile, troppo grande, sei troppo piccolo, è troppo pericoloso, ti servono milioni di euro, non sei in grado ecc ecc..

Finito il liceo avevo già le idee chiare su cosa avrei dovuto fare: trovare al più presto un lavoro, risparmiare a manetta, comprare una moto, preparare i documenti e partire! Facile no?

Il tutto mi ha preso circa 2 anni e mezzo, iniziando a lavorare come cameriere prima e come cuoco poi, in due ristoranti di Firenze.
Lavoravo dalle 13 alle 16 ore giornaliere, tutti i giorni.

In circa 7 mesi mi sono permesso la moto su cui ho lavorato in maniera “homemade”, in un piccolo garage.
Spesso, dopo lavoro, di notte, mi ritrovavo in garage a smontare le gomme per imparare come si fa o a creare qualche accessorio da me, per risparmiare qualcosa.

Diciamo che il vero viaggio è già iniziato tempo fa.
Sacrifici e paure erano all’ordine del giorno ma alla fine ci sono riuscito!

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D: Perché hai deciso di partire proprio in moto?
C: La moto è stata una passione fin da quando avevo 14 anni, ed è sempre stata ai primi posti tra i mezzi che avrei potuto scegliere per un qualsiasi viaggio, sia che fosse verso Viareggio o verso l’Australia.

Sulla moto mi sento me stesso, è scomoda e spesso pericolosa, bollente d’estate e gelida d’inverno, ma è una cornice perfetta a quello che sto facendo.
Per come lo sto facendo, in maniera semplice.

In sella ad una moto non hai barrierea proteggerti, sei solo tu e l’asfalto, tu e le persone che ti si avvicinano e spesso siamo io e lei, da soli, per giorni e giorni.
Diventa una parte di te.
Oggi non potrei separarmene facilmente.

La responsabilità nel mio caso, prima della partenza, non era quella di lasciarmi alle spalle tutto ma quella di non lasciarmi alle spalle niente.

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D: Non è dura vivere sempre in movimento?
C: A volte.
Io però viaggio perché mi piace e perché ad oggi credo sia il miglior mezzo di apprendimento possibile.
Sai, quando stavo a casa la mia visione era molto ristretta, vedevo poche strade davanti a me, cucinavo, vedevo la mia ragazza e uscivo con gli amici.

Però viaggiando i tuoi occhi e la tua mente esplodono, vedi migliaia di opportunità davanti a te.

Ad oggi cerco di vivere ogni giorno al massimo.
Viaggio senza meta e senza data di ritorno per farmi le mie idee sul mondo.
Voglio poter parlare per esperienze e accrescere le esperienze di altri, conoscere amici e conoscere me stesso.

Ho trovato la vera e limpida libertà.

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D: Al momento cosa stai facendo?
C: Ora mi trovo a Lucknow, la capitale dell’Uttar Pradesh indiano, in una stanza d’albergo da 3 euro a notte.

La condivido con Sadanand, un amico russo che ho conosciuto a Katmandu (Nepal) circa un mese fa, quando ho dovuto prendere un volo verso la capitale nepalese per recuperare dei pezzi di ricambio introvabili.

Domani o dopodomani mi dirigerò nella mistica città di Varanasi dove sosterò per circa una settimana, per poi dirigermi forse verso Calcutta e poi Myanmar!

Sono a Lucknow ormai da 10 giorni, è una città particolare, annoverata come la 57esima città per il più alto tasso di crescita nel mondo.
Non ci sono turisti e il traffico è micidiale, ma ha una vita notturna degna di nota.

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D: Cos’è il couchsurfing? Lo consiglieresti?
C: Il Couchsurfing è la svolta!

Courchsurfing di per sé è il nome di un’applicazione che si scarica normalmente dagli app store e ti permette di ospitare turisti a casa tua o di essere a tua volta ospitato a casa loro.

È una app che io consiglio vivamente, sia che il tuo viaggio sia low budget sia che tu non abbia problemi a poterti permettere ogni giorno una stanza privata.

Ti permette di vivere più come un viaggiatore che come un semplice turista, ti lascia esperienze da raccontare, belle e brutte, e ti permette di entrare in contatto con la vera cultura di un paese. Ti permette di vivere la quotidianità del cittadino, tra le mura di una casa dove, giorno dopo giorno, si crea la storia di un paese, e tu ne puoi far parte per quanto tempo desideri.

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Questa è la mia visione di couchsurfing.

Funziona così: apri un profilo personale in cui metti una foto e una descrizione, spesso lunga, di chi sei, cosa fai e perché usi couchsurfing.
Se la usi come richiedente non devi fare altro che cercare la città in cui desideri fermarti (spesso più di 1 giorno, l’esperienza couch surfing se positiva merita anche 4-5 giorni) e metterti in contatto con i couchsurfer per confermare il soggiorno.

È estremamente semplice. Ad oggi ho soggiornato con più di 20 famiglie diverse e ritornerei da ognuna di esse con estremo piacere.

 

D: Cos’hai scoperto in questo viaggio? Qualcosa che prima non avevi e ora hai?
C: A 21 anni ci sono poche cose che hai già scoperto oltre i confini della tua città.
Per scoperto intendo vissuti, in pratica sono stati 7 mesi di scoperta continua.

I paesi che più mi hanno colpito sono sicuramente Iran, Pakistan e India.

In questi paesi ho scoperto cosa sia la vera ospitalità e la vera e nuda felicità che nasce dal non avere più che dall’avere. Ho scoperto i timidi sorrisi sotto il burka di donne con occhi splendidi, e la spensieratezza di bambini nudi che giocano con gli aquiloni in India.

https://www.instagram.com/p/BoYxawhH4Lf/embed/captioned/?cr=1&v=12&wp=1316&rd=https%3A%2F%2Flimonatamag.com&rp=%2F2018%2F10%2F12%2Fpartire-in-moto-per-girare-il-mondo-in-solitaria-la-storia-di-carlo-di-todaro%2F#%7B%22ci%22%3A6%2C%22os%22%3A6498%7D

Ho scoperto che non sapevo nulla, ignoravo il mio coraggio e mi facevo vincere dai miei pregiudizi e alle mie paure.
Ho scoperto che viaggiare è alla portata di tutti, donne e uomini, e che non ci sono motivi veramente validi per non affrontare le proprie paure.
Ho scoperto poi come si guida in India: roba da pazzi!

Nessuna regola, niente polizia e traffico perpetuo.
Eppure, nessun incidente.

A volte mi fa pensare se nei nostri paesi siano davvero così necessarie tutte quelle regole e restrizioni.
Vi assicuro che ho visto più incidenti in un mese a Firenze che in 3 mesi in India.

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D: Prossime tappe?
C: Myanmar, con un tour guidato di una settimana (obbligatorio per moto private) e poi Thailandia, Laos, Cambogia e Thailandia di nuovo per poi entrare in Malesia.

Successivamente prenderò un traghetto per l’Indonesia e infine in Australia, dove mi fermerò 1 o 2 anni a lavorare con la “working holiday visa”( un visto australiano che permette di trascorrere un periodo di vacanza e lavoro in Australia), per rifare un po’ di soldi e proseguire il mio lungo viaggio verso il Sudamerica!

È solo un piano che sicuramente verrà sconvolto, non posso dire dove sarò tra un mese e questa cosa mi fa impazzire di gioia a tratti.

Magari poi in Australia tiro su famiglia e apro un bel ristorante chi lo sa…

 

 

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