Iran: un paese… un intero universo.

Sono ormai piu di 20 giorni che mi trovo a viaggiare in Iran, un paese da tanti ancora oggi ritenuto pericoloso, poco affidabile, arretrato e chi più ne ha più ne metta. Sicuramente quello che si vede qui, che si ha l’ onore di vivere e toccare con mano, é qualcosa di inimmaginabile, che nessun documentario o cronaca televisiva potrà mai farvi capire, é una realtà da vivere sulla propria pelle e sulle proprie paure.

Dalla turchia entro in Iran con un meteo orribile, pioggia torrenziale, freddo e strade a dir poco brutte sopra i 2000 metri che pian piano scendono fino a dar gloria al bellissimo monte Ararat, dove la leggenda vuole che Noé ci abbia parcheggiato la sua Arca.

Da qui i chilometri che dividono i due paesi sono poco più di una cinquantina, ma per le emozioni che si provano sembrano migliaia.

Prima di entrare in Iran avevo letto molto della fantastica ospitalità del suo popolo, dei bellissimi monumenti e scorci naturalistici, ma nonostante tutto una parte di me dava ancora ascolto a centinaia di pregiudizi e timori inevitabilmente istaurati dentro di me… entro in Asia, un continente a dir poco lontano dalla mia realtà e dai miei costumi, vedrò finalmente le donne con il Chador e gli holy shrine iraniani,

vedrò la faccia di khomeini stampata dappertutto insieme a quella del suo successore non che dittatore khamenei, vedrò finalmente 4 ragazzi su un motorino monoposto e van assassini carichi fino allo scoppiare alti fino a 3 metri…

insomma quello che da anni guardavo sui video blog di altri motoviaggiatori adesso passerà anche davanti ai miei occhi.

Questo articolo lo scrivo con il senno di poi ormai, oggi 11 Giugno 2018 quando mi trovo a poco piu di 100 chilometri dalla frontiera del pakistan.. facile direte voi…

Insomma, entro in iran il 14 Maggio 2018 dalla frontiera nei pressi dell Ararat e quello che mi aspetta é subito un bel incidente a Maku, prima città dopo il confine, contante circa 10000 anime ma con un traffico degno della peggior metropoli. Il simpatico uomo a cui avrei voluto mettere le mani addosso rompe con il suo furgoncino l’attacco delle mie valige heavyduties, il cui pezzo di ricambio purtroppo non arriverà mai a Shiraz dove lo farò spedire pochi giorni dopo.

Fortunatamente l’ospitalità iraniana si dimostra subito efficente e un ragazzo dopo aver assisitito all’incidente decide di ospitarmi a casa sua per la notte offremdomi di tutto e di più(benzina, sigarette, adesivi iraniani, cibo, ingresso in piscina ecc), e iniziandomi un po’alla sua cultura e a quello a cui sarei andato incontro; mi spiega la reale condizione della donna, le migliaia di contraddizioni vigenti nella sua mente e nel suo popolo, la sua religione e il come questa sia ormai superata e troppo arretrata, e di come l’islam non permetta al suo popolo di progredire verso una società moderna o di come lui si senta come un animale in gabbia, che cammina, vive e respira come noi, ma che mai cerca di andare troppo lontano, laddove potrebbe vedere le sbarre, meglio non vederle e cercare di dimenticarle. Mi spiega come per avere un passaporto sia obbligatoria una leva militare di 2 anni, di come lo studio dell’inglese sia bannato dalle scuole pubbliche in quanto troppo “occidentale e open minded”, di come 50 anni fa, prima dell’ impero religioso istaurato da Khomeini, l’iran fosse un paese eccezionale, dove le donne erano libere e la pratica religiosa era volontaria, dove si poteva andare al bar con gli amici e bersi una birra, magari vedere una bella donna con le braccia scoperte che cantava libera…(le donne infatgi non si esibiscono più in pubblico, hanno strutture separate e non possono non indossare il velo, pena multa di 200 euro e 10 giorni in carcere)…fin dal primo giorno capisco insomma che quelli che sono i miei valori principali qui, ormai, non esitono più, o meglio cercano di esistere ma non gli viene permesso.

La mattina seguente, pieno di domande forse troppo pesanti e fuorvianti per affrontare l’ingresso in un nuovo paese, proseguo in direzione Tehran e quello che mi aspetta purtroppo ancora non assomiglia all’iran desertico visto sui filmini, ma vabeh arriverà anche quel momento.

A TEHRAN

Azadi Tower

Arrivo a Tehran in una caldissima giornata domenicale, il traffico che mi aspetta é qualcosa di diabolico, forse tutto il karma negativo accumulato in 2 mesi di infamate alla guida, snack rubati all’autogrill, l’arresto ad Istanbul ecc ..si sta facendo sentire, e in tre giorni respiro lo smog che avrei respirato in 10 anni a Firenze. Purtroppo Tehran é Tehran, non si può saltare, almeno la prima volta che si visita l’Iran. Questa é una metropoli come New York soltanto di 80 anni fa, tutto é strano e bellissimo, le persone sono amichevoli e il traffico a tratti ti regala squarci di enorme ilarità.

Entro nella capitale con diversi compiti da svolgere tra i quali cercare alcuni pezzi di ricambio quali Olio motore, pasticche freno, filtro olio, pneumatici, grasso ecc e quello di andare a trovare i miei amici Mohammed e Ghazel che avevo incontrato in Cappadocia poche settimane prima.

Il primo compito si svolge nell’arco di due giornate, la prima per acquistare… la seconda per andare a restituire… era tutto falso quello che avevo acquistato, maledetta legge sul copyright che qui in Iran non esiste… il secondo compito invece si rivela facile e di Mohammed e Ghazel trovo gli originali…

Con loro passerò due splendidi giorni e in più avrò l’onore di farmi fare um servizio fotografico da Ghazel.

LORESTAN

Da tehran mi dirigo poi verso il Lorestan, nella parte ovest del paese, a ridosso del confine iracheno. La strada che mi ci separa é lunga circa 500km che prevedo di farmi in una giornata piena. Mai una orevisione fu così sbagliata… dopo nemmeno 10 km da tehran, al benzinaio, il ragazzo addetto al service mi fa cadere il filtro benzina nel serbatoio e nella speranza di recuperarlo ci faccio cadere anche un filo di metallo che zitto zitto é ancora li tutt oggi e forse lo sarà fino alla fine.

Questo ritardo mi fa perdere circa 4 5 ore tra chiacchere, té chai, cibo ecc. Arrivo quindi a Qom dove prevedo di campeggiare da qualche parte sulle montagne… previsone numero 2 sbagliata. Arriva una tempesta di sabbia e nel chiedere di un Hotel abbordabile mi viene offerto di dormire nella stanza delle preghiere di un risto/bar/autogrill/meccanico/farmacia/kebabbaro vicino a Qom… Esperienza indimenticabile!

Il giorno dopo mi sveglio di buon ora per indirizzarmi verso la famosissima provincia del Lorestan, dove le cascate di Bisheh, un piccolo villaggio sperduto tra i crinali di un canyon spettacolare, aspettano la mia quechua 2 secondi per un bivacco da mille e una notte…cascate bellissime eh ma c**** che casino che fanno durante la notte.

Insieme a me ci sono altri ragazzi provenienti da Iraq, iran e afghanistan che condivideranno con me il loro cibo e la loro compagnia, spesso anche troppa e invasiva, facendo di questa notte un’altra bella esperienza. La mattina seguente realizzo un altro mio sogno, farmi la barba nel fiume ahhh che bellezza ragazzi.

Tuttavia, tornando alla realtà, ho il visto Pakistano che mi scade da lì a pochi giorni, so già che sarà impossibile raggiungere la frontiera in tempo ma quantomeno provo a raggiungerla senza troppe settimane di ritardo, nulla togliendo comunque all’esperienza iraniana che voglio a tutti costi vivere nel migliore dei modi, senza fretta o ansia…anche perché se si ha fretta qui dove tutto gira in giorni e non in minuti, dove per trovare una batteria ci vogliono 2 giorni o per trovare l olio per le forcelle ci si impiega più di una giornata, si vivrà di stress.

Dopo Bisheh decido che é ora di abbandonare le verdi e fresche montagne (che avrei potuto continuare fino quasi al pakistan), per iniziare a fare sul serio: deserti, dune, caldo torrido, e paesi fatti di Adobe in mezzo al niente… Andiamo verso Esfahan! Qui arriverò tardi nella notte e non riuscendo a trovare qualcuno che mi ospiti a gratis decido di piazzare la tenda nel primo giardino pubblico che trovo, pena essere subito scoperto dalla polizia che mi manda via senza pensarci due volte… pagherò quindi una guest house circa 9 euro con cena e colazione inclusa! Il ragazzo che mi ospita é uno studente di economia reparto Petrolio e quello che mi racconterà in una notte riguardo Embargo, interessi Inglesi, americani, Francesi e tedeschi e di quello che tali potenze stanno facendo al suo popolo mediante il burattino politico di Khemenei mi farà rabbrividire.

NEL DESERTO DI VARZANEH

la mattina seguente mi perito ad alzarmi e presto il clima diventa troppo, troppo caldo per mettersi in marcia e decido di aspettare il pomerggio per dirigermi verso il piccolo villaggio di Varzaneh

dove Askhan mi sta aspettando per andare insieme (al modico prezzo di 30$) a dormire tra le dune del deserto, sotto una luna piena incredibile e il silenzio più silenzio che abbia mai ascoltato.

Arrivo per le 18 a casa sua dove sua moglie e sua figlia mi daranno un caloroso benvenuto a suon di té, datteri e marmellate, farò una doccia gelida e conoscerò la sua vicina di casa… una ragazza 25 enne, insegnante di Inglese, di una bellezza che non si può raccontare, che mi lascerà quella sensazione di rimorso per non averla guardata abbastanza…dormirà con noi nel deserto.

Alle 19.30 iniziamo a preparare la macchina, che assomiglia a tutto tranne che a un fuoristrada da deserto, e alle 20 spaccate siamo sulla cime di una duna altissima ad ammirare il giorno che finisce e la notte, alle nostre spalle che pian piano, timida nel rovinare un simile spettacolo, avanza.

Sarà una notte fresca e ventosa, come da programma, ma entrerà a pieno titolo nell’elenco delle più belle esperienze della mia vita e di questo viaggio. Grazie Askhan! (se volete il suo contatto, scrivetemi in privato).

Resterò un altro giorno a casa sua, senza però andare nel deserto, al modico prezzo di 0$ per poi indirizzarmi il giorno successivo verso Yazd, città bellissima come la strada che vi ci porta, desertica da far paura. Purtroppo qui noto che il paraolio della mia forcella destra perde nuovamente (dopo l’intervento super invasivo operato in Montenegro, 13000 km fa… alla faccia di chi diceva sarebbe durato 2 giorni), e anche la batteria inizia a darmi qualche pensiero di troppo. Decido di Fermarmi al Badgir Hostel dove con una buona Wifi riesco ad organizzare tutti i giorni successivi di couchsurfing e riparazioni meccaniche varie e addirittura finire il Video del primo episodio dell’Iran…

Purtroppo la visita della città ne risente e vedrò solo L’Amir Chakhmac complex

Per i giorni seguenti mi metto in contatto con Ali, un ragazzo 25 enne che vive a Marvdasht nei pressi di Persepoli, che mi rassicura riguardo i problemi alla forcella dicendomi che nel suo paese c’é un meccanico con i controc****. Sicuro e fiducioso mi sparo in un giorno solo 525 km sotto un sole cocente per raggiungere in tempo questo meccanico(che sarebbe chiuso il giorno seguente), e riparare il danno al mio paraolio. A prima vista e anche a seconda terza e quarta non mi parve un meccanico affidabile, ma la situazione era quella che era e ho dovuto, a mio malgrado, fidarmi.

Mi fido ma non troppo e gli chiedo gentilmente di aspettarmi la mattina seguente per completare il lavoro insieme… preferisco sempre guardare il meccanico che lavora ormai, dopo alcune brutte esperienze in Croazia. Rassicurandomi che sarà così me ne vado a dormire. La mattina seguente tornato allo shop di questo “essere” che non oso più chiamare meccanico, vedo che aveva completato il lavoro tutto da solo, e perdipiù spaccandomi il tappo a vite della mia sospensione.

Divento una bestia, sfogo tutti i nervi che avevo sovraccaricato in 15 giorni di Iran, scoppio come una bomba. Questo tizio continua a dirmi che non l’ha rotta lui e che era già così, zittito subito perché prima di dargli la moto, non fidandomi, avevo scattato delle foto alle sospensioni e alle piastre (e cavolo se ho fatto bene), e dopo essere stato trattato come um cretino decido di chiamare la polizia e la mia assicurazione moto(che come previsto non compre questi danni, ma era tanto per impaurire un po’ questo qua). Alla fine dopo 3 ore con i nervi a fior di pelle riesco a farmi ridare i soldi del tappo a vite che mi aveva rotto, rimonto tutto da solo e me ne vado di corsa.

Di per sé l’uomo era anche molto povero e non aveva i soldi per ripagare il pezzo, che gli sono stati prestati dai poliziotti in cambio di qualche firma su due fogli, e molti di voi penseranno che avrei potuto non chiedere niente, incazzarmi e basta e andare via. No, se non mi avesse preso per in giro 2 ore, se invece di dirmi essere uno dei migliori meccanici in zona e che nessuno poteva fare questo lavoro se non lui, se mi avesse ascoltato e avessimo lavorato insieme, se mi avesse chiesto scusa una sola volta ecc niente sarebbe successo e invece giusto che impari la lezione anche lui.

Me ne vado comunque da lì estremamente euforico… sapete, quando si é in un paese cosi lontano dove sei da soli contro tutti, e decidi nonostante questo di fare una piazzata del genere e riesci a scamparla nel migliore dei modi, ne esci contento e fiducioso di te stesso… Da lí mi dirigo verso il sito archeologico di Persepoli con la moto che mi va a destra e sinistra in maniera anomala.

“madonna cosa avrà combinato quel cretino??” penso in continuazione per i prossimo 70 km che dividono Persepoli da Shiraz dove sarò ospite da Shaeed e Pezhman, due amici meccanici che purtroppo si sono fatti avanti troppo tardi.

Con loro, in 3 giorni riesco a rimettere in sesto la moto, cambio i cuscinetti di sterzo e….. RIMETTO L’OLIO nella sospensione dato che quel meccanico del diavolo si era scordato di metterci l’olio dentro! potevo morire per colpa sua e mi sento triste a non averlo spolpato di tutti i soldi che aveva fino all’osso.

Notato questo piccolo dettaglio rimaniamo tutti e tre di stucco per qualche secondo, nessuno apre bocca fino a quando shaeed rompe il silenzio con una fragorosa risata in cui trasporta anche me e Pezhman, sono ancora vivo e la moto per fortuna si aggiusta, andiamo avanti.

Rimessa in sesto la moto decidiamo di andare a fare un giro per la città, inforchiamo le moto e… niente, la batteria non ne vuole sapere. Riportiamo la moto in garage, smontiamo tutto, batteria, fusibili, regolatore e niente, non riusciamo a capire il vero problema oltre alla batteria evidentememte scarica.

Come se non Bastasse sto finendo gli ultimi soldi che mi ero portato dalla Turchia, ho solo 75 $ e qualche rial (circa 5€), con i quali dovrei acquistare una nuova batteria, e continuare a viaggiare fino alla frontiera con il pakistan. Ammetto di essere un attimo nel panico, la situazione, dopo 3 giorni di stanchezza, nervi a fior di pelle e caldo, sembra insormontabile, non posso presentarmi in frontiera al pakistan senza soldi e con il Visto che ormai é scaduto.. ” e se mi chiedessero una tangente e non avessi soldi”, “come faccio a pagare la benzina, il cibo, l’acqua se per 1000 km in pakistan non potrò prelevare”…. insomma la situazione non é delle migliori e fatico a trovare una soluzione.

A Yazd avevo incontrato due turisti italiani, che poi avrebbero pernottato a shiraz qualche giorno… appena mi ricordo questa cosa mi si accende la lampadina e inzio a chiamare tutti gli hostelli e gli hotel di Shiraz nella speranza di poterli rintracciare per chiedergli un po’di soldi che poi avrei facilmente potuto restituirglieli mediante bonifico…. Niente da fare, sembra che non siano più a Shiraz. In quel momento l’ho vista davvero brutta, e non volevo altro che andare a letto e dormire tre giorni di fila fino a quando…a Pezhman non viene un’idea… una cugina che vive in Australia ha un conto australiano e adesso si trova qui a Shiraz per qualche giorno prima di tornare a Sidney… Posso fargli una Western Union in australia e lei può anticiparmi i soldi in dollari che da li a pochi giorni ritirerà direttamente a Sidney!!! il Mondo é davvero una piattaforma.. geniale. Il giorno dopo risolviamo il problema alla batteria e ritiro i soldi, sono tranquillo, la moto sembra apposto, ho i soldi e posso continuare tranquillo.

L’ultimo grande problema che rimane é quello del visto pakistano ormai scaduto (in entrata) da piu di 10 giorni. Ho paura che la frontiera iranian possa respingermi e dirmi di tornarmene in turchia o che timbrato il visto iraniano in uscita la frontiera pakistana non mi accetti… in tal caso non potrò ritornare in Iran in quanto mi hanno annullato il visto e nemmeno potrò andare avanti, e rimarrei confinato nella terra di nessuno tra iran e pakistan, il peggior posto dove trovarsi oggi giorno in viaggio.

tiro gli ultimi chilometri che mi dividono dalla feontiera in pochi e poco amabili giorni, caldo torrido e la testa che vaga tra pensieri estrememanete negativi. Riesco volta volta a tirarmi su di molare e ormai dopo 3 mesi mi sento più forte e pronto a risolvere qualsiasi problema mi si presenti davanti, ma allo stesso tempo sono coscente. di essere al limite dei nervi e un minimo errore potrebbe farmi esplodere di nuovo.

Arrivo a Zahedan, penultima città prima del confine, dove mi stabilizzo per 2 giorni.. devo cambiare i soldi iraniani in rupie pakistane, fare scorte di cino e cambiare le gomme. tutto rosulterà difficile e macchinoso e ci impiegherò 2 giorni pieni senza un attimo di relax.

Sono pronto! Andiamo in frontiera… (ci sono grandi novità ma che non svelerò in questo articolo) stay tuned!!

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2 pensieri riguardo “Iran: un paese… un intero universo.

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